Malamocco dal cielo by Riccardo Roiter Rigoni

Grazie all’amico di Lido Oro Benon Riccardo Roiter Rigoni, fotografo e scrittore che ci descrive Malamocco con il supporto delle foto scattate dall’elicottero di Fly Venice.

Il mare non è solo una realtà tangibile ma è un concetto da sempre collegato all’infinito: una realtà affascinante, di profonda bellezza che prende i sogni per mano e mette in moto l’immaginazione. È un prestigiatore che, nel suo movimento perenne, è sempre diverso pur mantenendo lo stesso aspetto.

È anche per questo che volare sulla “Bocca di Porto” di Malamocco fa vivere delle sensazioni particolarmente intense, perché quel corridoio tra due dighe porta ad un mondo in cui il passato è ancora presente e dove nel presente si possono avvertire chiaramente i sentori di un futuro più o meno distante.

Lido di Venezia, località Alberoni: è qui che si trova il Porto di Malamocco, una realtà ricca di storia e di fascino, paragonabile ad una persona enigmatica, come quei pescatori i cui occhi hanno visto il volto dei Santi scacciare i demoni durante le burrasche più brutte e che hanno confidenza con ogni aspetto visibile delle nuvole e con le invisibili danze dei venti. Pescatori che conoscono il mare e che pesano ogni singola parola tenendo solo quelle più consistenti, lasciando cadere quelle leggere, come fanno con i pesci troppo piccoli che restituiscono puntualmente all’Adriatico.

È questo uno dei tre passaggi che mettono in comunicazione il mare con la laguna: per la precisione, si tratta di quello centrale. Di qui, nei secoli, son passate migliaia e migliaia di navi: un tempo era questo l’accesso principale alla laguna perché sulla Bocca di Porto di San Nicolò veniva tenuto volutamente un fondale molto basso per scongiurare un accesso troppo diretto e agevole al Bacino San Marco. Così, chi entrava in laguna in modo ostile, prima di giungere a Venezia se la sarebbe dovuta vedere con le varie postazioni di difesa situate negli “ottagoni” che si incontrano man mano che si avanza: San Pietro, Alberoni, Campana (conosciuto anche come “Ottagono abbandonato”) e quello di Poveglia.

È proprio in questo contesto che si trova la suggestiva “Scala del soldo” privata purtroppo del suo antico fascino dalla presenza del cantiere del MOSE che, ormai, sta diventando “storico” pure esso.

Di qui è transitata buona parte della storia di Venezia, ma il Porto di Malamocco preferisce starsene in disparte e rimanere un luogo di passaggio oltre che a una realtà con cui solo in pochi riescono ad entrare in confidenza e a farsi “raccontare” qualcosa.

Ben diversa, invece, la realtà millenaria di Malamocco. Situato a circa due chilometri dalla Bocca di Porto, l’antico Borgo si presenta come il luogo più particolare dell’intera isola del Lido. Si tratta di un vero e proprio paese, in cui il tempo sembra essersi fermato. Il suo aspetto, con calli, campi e campielli si inserisce perfettamente nel contesto veneziano e chi ama Venezia sa che buona parte della storia della Serenissima è partita proprio da qui!

Compiendo un’orbita attorno a Malamocco si scorgono subito: una chiesa, l’elegante Palazzo del podestà, due piazze, un canale interno, un piccolo cimitero (situato a poche decine di metri dal mare) i resti di un forte costruito dagli austriaci e un meraviglioso affaccio sulla laguna.

Malamocco è storia: la sua è una vicenda plurisecolare che affonda le proprie radici nel mistero di Metamauco, una sorta di Atlantide della laguna. La sua esistenza è certa ma non si è ancora riusciti a stabilire con certezza dove sorgesse. Della “nuova Malamocco”, quella attuale, si hanno invece notizie sin dal 1107. Si sa che è stata sede vescovile e anche un Comune.

A Malamocco si possono vivere delle situazioni che in altre zone del Lido non si incontrano. L’attaccamento dei cittadini a questo luogo è a dir poco filiale. Vi è un fortissimo senso di appartenenza e una spiccata propensione al lavoro di gruppo.

La seconda domenica di luglio qui si celebra la Madonna di Marina, la devozione a una statua lignea raffigurante la Vergine col Bambino attorno alla quale, da secoli, ruotano parecchie leggende. Nel borgo questa festa è sentitissima: sono decine e decine i volontari e le volontarie che si impegnano con grande fatica affinché la festa possa riuscire al meglio.

Davvero suggestiva risulta la Processione Sacra in cui la statua viene portata a spalla lungo le calli principali della località. La partecipazione è sempre molto elevata e, il profondo spirito di devozione, mette in collegamento realtà lontane secoli, uomini e donne che non si sono mai conosciuti, storie di persone di cui si è persa la memoria della loro esistenza.

Purtroppo, nell’ambito degli eventi collegati a questa festività, da circa un decennio, per ragioni di sicurezza, non viene più effettuato il tradizionale “Palo della cuccagna”. Una gara di equilibrio che consisteva nel raggiungere una bandiera posta alla fine di un lungo tronco opportunamente coperto di pece e di grasso. Tutto ciò era posizionato su un pontone ancorato nei pressi delle rive che, per l’occasione, erano gremite di gente che facevano il tifo per i vari partecipanti.

Ho avuto più volte modo di seguire e di fotografare questo avvenimento e, sinceramente, provo una certa emozione e un po’ di tristezza nel pensare che quelle foto di “attualità” siano già divenute delle immagini “storiche”.

Nella Basilica di Santa Maria Assunta, dov’è conservata la statua della Madonna di Marina, si trova anche il bellissimo Cristo proveniente da Poveglia: isola situata a poche centinaia di metri da Malamocco e famosa per molte ragioni, tra cui l’ipotetica sepoltura del pittore Giorgio da Castelfranco, conosciuto come Giorgione, la presenza delle strutture di un ex ospedale geriatrico, di un campanile risparmiato dalle soppressioni napoleoniche perché utilizzato come faro non da ultimo, da molte leggende legate alla presenza di fantasmi.

Fortissimo è il legame di Malamocco con la città di Padova: due delle quattro zone in cui è suddivisa sono denominate Bassanello e Stanga, inoltre, possiamo trovare anche una Piazza delle Erbe.

Malamocco nel corso del ‘900 è stata caratterizzata anche dalla presenza di un importante convento di suore Canossiane che hanno insegnato l’arte del ricamo a moltissime ragazze che poi hanno trovato lavoro presso le più importanti sartorie e le principali realtà produttive tessili di Venezia.

Il convento adesso non esiste più: in parte è stato convertito in appartamenti e, la parte più antica, invece, ospita ora un elegantissimo Resort: Ca’ Alberti. Tale cognome è da sempre legato alla storia del borgo e proprio il malamocchino Pietro Alberti, nel 1639, è stato registrato a New York come il primo cittadino italo-americano.

Questo, è un luogo che porta a sognare e qui il famoso fumettista Hugo Pratt aveva una casa. L’artista elvetico proprio a Malamocco ha ambientato alcune vicende del suo personaggio più famoso Corto Maltese. Di lui si parla ancora molto anche perché da queste parti è facile incontrare Lele Vianello, uno dei principali e stimati collaboratori di Hugo Pratt e artista dalle straordinarie capacità.

Malamocco è una realtà che vede anche una forte presenza associativa. In essa possiamo trovare l’Associazione Civica, il Comitato Festeggiamenti, l’Associazione Radiantistica e il rinomato Gruppo Bevanda, una realtà che negli ultimi anni ha organizzato degli eventi straordinari come, nel 2018, la conferenza del Premio Nobel per la Pace, Leo Hoffmann-Axthelm e, nel 2019, uno straordinario pranzo a cui ha partecipato l’intera Nazionale di Rugby Inglese (giunta poi al secondo posto ai Campionati del Mondo in Giappone). Il Gruppo ha inoltre in serbo altre iniziative che sapranno sicuramente stupire.

Quando si vola da queste parti ci si immerge in un clima talmente particolare da avere la sensazione di avvertire un’energia unica, del tutto speciale.

Malamocco, per certi versi, è stata la scintilla che ha innescato quelle realtà presenti nella laguna che hanno dato poi vita a Venezia. È un luogo da scoprire, da studiare, da capire e, soprattutto da vivere: una realtà solo apparentemente “slow” ma che, in realtà, arde come la brace sotto la cenere.

Se si presta un po’ di attenzione, durante un volo si possono vedere anche la caratteristica scuola elementare, costruita su palafitte di calcestruzzo armato e, ovviamente, i Murazzi. Qui in estate si viene a creare una sorta di spiaggia dove, con il legno portato dalle mareggiate invernali, vengono costruite delle terrazze su cui la gente prende il sole, si riposa o, a volte, passa anche una serata in compagnia attorno a una grigliata e al suono di una chitarra.

Numerosi anche gli orti che si possono vedere, sia nei pressi del centro che nelle immediate vicinanze. I carciofi di Malamocco sono tra i più pregiati al mondo: questo grazie alla salinità nell’aria derivante dalla vicinissima presenza del mare ma anche da un particolare, antico, fertilizzante realizzato macinando i gusci e le chele dei granchi.

Il borgo, come si può facilmente vedere, è attraversato da un canale interno: questo, durante le alte maree, era solito straripare e sommergere le parti più basse del centro abitato. Le drammatiche fotografie scattate dall’indimenticato Italo Ballarin durante l’Acqua Granda del 4 novembre 1966, mostrano un Borgo invaso in modo pesante e messo in pericolo. Le acque alte hanno condizionato per anni la qualità della vita a Malamocco e hanno determinato anche la partenza di molti abitanti. Successivamente, è stato ideato un sistema di chiuse (chiamato anche “mini MOSE”, completato nel 1992), situato in corrispondenza degli accessi alla Laguna, che ha permesso di scongiurare il ripetersi di tali, spiacevoli, eventi.

Queste sono solo poche cose che si possono dire e raccontare riguardo a questo luogo che in apparenza sembra tranquillo ma che in realtà è un’autentica culla di storia, di tradizioni e, perché no… anche di un futuro in cui sarà protagonista e testimone di una realtà moderna ma, allo stesso tempo, conscia del preziosissimo bagaglio di storia e di tradizioni che porta con sé.

www.facebook.com/lidorobenon

Leggi altre storie su Malamocco:

Ben arrivato Merlocco, cioè il Merlot della vigna ritrovata di Malamocco

Anno 1650 “Veduta del porto de Malamocco ai lidi di Venezia”

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