All’Hotel Ausonia Hungaria del Lido di Venezia, in Gran Viale Santa Maria Elisabetta, Riccardo Roiter Rigoni trasforma le pareti di Burano in una tavolozza viva.
La mostra fotografica “Nei Colori di Burano”, omaggio alle Colour Charts di Gerhard Richter, intreccia arte, memoria, comunità e interrogativi sulla società contemporanea e territorio vivo. Nella sede della mostra emerge una meravigliosa armonia con le formelle in vetro dell’artista pop britannico Joe Tilson.

L’esposizione, promossa dall’Associazione Culturale Mostra Lido, è visitabile fino al 25 agosto ogni giorno in orario 15:00 – 19:00, ingresso libero.
Grande partecipazione di pubblico all’evento inaugurale al quale erano presenti gli Assessori del Comune di Venezia Alessandro Scarpa Marta e Michele Zuin, la Presidente della Municipalità di Lido e Pellestrina Marina Faraguna con i Consiglieri municipali Massimo Longo, Coordinatore della Commissione Cultura, insieme a Johnny Vianello. All’evento è intervenuto dal pubblico anche Vittorio Baroni, Presidente di Lido Oro Benon, che ha sottolienato il tema ricorrente dei pattern e il potenziale di sviluppo per il mondo del design.
LO SGUARDO DI ROITER
Fotografo e scrittore nato al Lido di Venezia nel 1979, Riccardo Roiter Rigoni ha dedicato la propria ricerca alla laguna, alla luce e alle trasformazioni del colore. Dopo la serie “Riflessi”, in “Nei Colori di Burano” compie un passo ulteriore, cioè sottrae il colore al paesaggio e lo rende soggetto autonomo, materia di pensiero e strumento di conoscenza. La mostra, nasce come omaggio alle Colour Charts di Gerhard Richter, ma diventa mappatura dell’identità buranella. Il progetto è stato apprezzato anche dal Gerhard Richter Archiv di Dresda, che ha riconosciuto la persistente forza ispiratrice del maestro tedesco.
LA TAVOLOZZA VIVA
Roiter Rigoni percorre calli e fondamenta con una reflex e fotografa centinaia di pareti. Non usa artifici grafici, non aumenta il contrasto né altera l’intensità, ma già nell’inquadratura elimina sfondo, oggetti e paesaggio, isolando la campitura. Burano è una tavolozza viva nella quale ogni facciata reagisce alla luce. L’omaggio a “192 Farben” raccoglie 192 fotogrammi monocromatici in una grande griglia; quelli a “Fünfzehn Farben” e “Farbtafel” 139-7 riducono la struttura a quindici e otto campioni, rendendo più percepibili materia e sfumature. Rispetto alle tavole di Richter emerge una differenza decisiva, ovvero a Burano manca il nero, estraneo alla grammatica luminosa dell’isola.
COLORE E MEMORIA
La ricerca supera il tributo formale. Nei cento rettangoli di “Cento storie di famiglia”, il colore racconta appartenenze, radici e passaggi tra generazioni. Una famiglia può trasferire alla nuova casa la propria tinta, una facciata bicolore può rivelare la convivenza di due nuclei. Il colore diventa così memoria collettiva in movimento. “Colori e Regate” collega nove campiture alle tonalità assegnate per sorteggio agli equipaggi della voga, rendendo omaggio anche a Sergio Tagliapietra “Ciacì”, leggendario regatante nato a Burano. La casualità regolata crea un’affinità inattesa con il metodo combinatorio di Richter.
SGUARDI SUL PRESENTE
Altre opere trasformano la tavolozza in critica sociale. “Mai Paura”, composta da 124 immagini, contrappone la vitalità cromatica alla “cromofobia” contemporanea, dominata da bianco, nero e grigi, e domanda quale effetto produca questa rinuncia su umore, creatività e fiducia nel futuro. Più inquieta è “Disconnessioni” con ottanta rettangoli quasi tutti grigi, tra i quali soltanto dieci colori si cercano senza incontrarsi. È la metafora di una società iperconnessa dalla tecnologia ma attraversata da solitudine, conformismo ed esclusione. L’ultimo rettangolo rosa conserva però la possibilità di ritrovare la giusta misura tra progresso e presenza umana.
LE VOCI DELLA MOSTRA
Il sindaco di Venezia Simone Venturini riconosce nella mostra una rappresentazione della capacità veneziana di trasformare la complessità in bellezza. Ogni tassello conserva la propria unicità, ma trova pieno significato nel rapporto con gli altri, tenendo insieme libertà e regole, creatività e memoria, identità individuale e dimensione collettiva.

Lorenzo Mayer, giornalista e voce dell’Associazione promotrice, individua nei tasselli cromatici l’immagine di una comunità composta da persone uniche, che proprio nell’insieme riescono a creare armonia. Sottolinea inoltre il valore del tributo rivolto da un fotografo veneziano a Gerhard Richter, maestro ancora capace di parlare al presente attraverso linguaggi nuovi. La mostra unisce idealmente la Biennale, Burano e il Lido di Venezia, proponendo un’iniziativa culturale gratuita che contribuisce al rilancio dell’isola, crea occasioni di incontro e afferma un messaggio di bellezza, pace e profondo senso di comunità.

Per Debora Gusson, ricercatrice e autrice del testo critico, nonché responsabile del coordinamento editoriale e del progetto grafico, il colore è «prima ancora di essere immagine, esperienza», una soglia attraverso cui il luogo si offre allo sguardo e allo spirito di chi lo osserva. La fotografia di Roiter Rigoni non imita la pittura, ma le si avvicina per rigore e metodo, trasformando ogni scatto in un esperimento percettivo capace di generare significato, emozione e memoria.
Teodoro Russo, imprenditore e albergatore ospitante l’esposizione, definisce infine l’Ausonia Hungaria il palcoscenico ideale di una mostra originale e inattesa. Le fotografie fanno rivivere una Burano moderna e attuale, ma ancora profondamente legata alla propria storia di pescatori, componendo un percorso dal quale il visitatore può uscire “un po’ più colorato e luminoso”. Durante la conferenza inaugurale ha raccontato un divertente aneddoto relativo alla scelta del colore di una facciata dell’Hungaria nella fase di restauro dell’Hotel.
Michele Casarin, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e della Conferenza nazionale dei presidenti ABA, sottolinea invece il valore intellettuale e analitico della ricerca. Il dialogo con Richter non è una citazione estetica, ma l’estensione del suo pensiero nella materia viva della laguna: un esercizio di attenzione che diventa conoscenza poetica e, insieme, scientifica.
L’artista Luigi Ballarin considera la pittura delle case di Burano un autentico patrimonio culturale. Le numerose tonalità e sfumature, continuamente trasformate dalla luce lagunare, costituiscono un linguaggio condiviso che racconta la storia, l’identità e la coesione della comunità. Nel confronto costruito da Riccardo Roiter Rigoni tra le abitazioni dell’isola e le campiture di Gerhard Richter, Ballarin riconosce la capacità della fotografia di svelare l’anima di Burano e l’energia profonda racchiusa nei suoi colori.
L’architetto Federico Zubiolo sottolinea che il colore contribuisce a definire l’identità degli edifici, la percezione dei volumi e la qualità dello spazio urbano. A Burano le tinte delle facciate, nate anche dall’esigenza pratica dei pescatori di riconoscere la propria casa al rientro dalla laguna, sono diventate nel tempo un patrimonio collettivo. Questa esperienza invita a preferire scelte cromatiche consapevoli, fondate sul rapporto tra architettura, materiali, storia, territorio e comunità.
Per Luca Pradel, Presidente dell’Associazione Culturale Mostra Lido, Riccardo e Debora costruiscono un moderno archivio del territorio, proseguendo idealmente il lavoro dei vedutisti e dei fotografi che hanno consegnato all’umanità la storia di Venezia e della sua laguna.
GALLERIA OPERE IN MOSTRA





